Flipper

Il Flipper, conosciuto in inglese come Pinball è un gioco di abilità a moneta, di origini americane, molto diffuso con tale nome in Italia, Francia ed altri paesi europei a partire dagli anni cinquanta, soprattutto in bar e locali pubblici.

Il termine flipper deriva dalle piccole pinne (flippers) comandate da pulsanti esterni e con le quali il giocatore può colpire una biglia d'acciaio mirando a bersagli posti su un piano inclinato coperto da un vetro trasparente. Ogni singolo bersaglio o combinazione di bersagli colpiti apporta un punteggio o agevolazioni (bonus) al gioco.

In Italia, negli anni sessanta, il flipper ebbe vita difficile: fu oggetto di regolamentazioni e limitazioni giuridiche volte a proibirne l'utilizzo come apparecchio per gioco d'azzardo; questo portò al divieto di vincite di alcun genere, inclusa la ripetizione della partita. Per fronteggiare queste limitazioni esclusivamente italiane, i costruttori di tutto il mondo produssero modelli differenti esclusivamente dedicati al nostro mercato.
Questo portò ben presto al proliferare di costruttori nazionali, alcuni attivi anche per anni a seguire, per soddisfare la richiesta interna e dediti alla costruzione di modelli adeguati alla nostra legislazione.

Oggi il flipper è pressoché scomparso dai locali pubblici italiani, soppiantato perlopiù dai videopoker prima, legali in Italia dal 1995, e dalle New Slots ora (versioni particolari dei videopoker per il mercato italiano, in osservanza delle leggi vigenti); in pratica, sostituito dai cosiddetti giochi a premio. La situazione non è comunque diversa nel resto d'Europa. Nel mondo è rimasto attualmente un solo produttore, la Stern (USA), anche se si moltiplicano le iniziative, soprattutto da parte di entusiasti e collezionisti, di ricostruire su licenza piccole quantità di apparecchi del passato, anche recente, nonché parti di ricambio o altro.

Per dare uno sguardo al possibile futuro del flipper, vi sono dei nuovi progetti di macchine fornite di CPU e dotate di un piano di gioco virtuale (costituito da un pannello LCD posizionato orizzontalmente), che permetterebbero di simulare molto bene il funzionamento di un vero flipper, con il vantaggio di poter avere più modelli da far funzionare su un'unica macchina. Ovviamente si tratterebbe di macchine integralmente digitali, in cui non verrebbero più utilizzati componenti elettromeccanici; ma potremo considerarli ancora degli autentici flipper? (Vedere anche in questa stessa voce il paragrafo "Simulatori").

LA STORIA
 

Nato negli anni trenta in versione interamente meccanica (derivata direttamente dai giochi del tipo Bagatelle diffusi già dai tempi della corte del Re Sole), il flipper originario consisteva in un semplice piano inclinato, sul quale venivano fatte scorrere dall'alto delle biglie d'acciaio. Una volta lanciate manualmente per mezzo di un pistone a molla, le biglie scorrevano lungo il piano inclinato e finivano più o meno casualmente dentro delle buche o dei passaggi obbligati, ai quali corrispondevano determinati punteggi. La vittoria era collegata al raggiungimento di un punteggio massimo, oppure di una determinata combinazione o sequenza di buche (ad esempio per formare una determinata parola).

Il flipper presto viene abbellito dotandolo di luci, suoni ed altri meccanismi elettrici ed elettromeccanici: relè, motori elettrici, ed altri congegni molto simili a quelli utilizzati un tempo nelle centrali telefoniche, ma il suo funzionamento rimase invariato per più di vent'anni. La svolta avvenne con l'introduzione appunto dei flippers, una sorta di palette di plastica azionabili con dei pulsanti esterni, per mezzo delle quali era possibile respingere le biglie, e indirizzarle verso specifiche buche o bersagli.

Il primo flipper con le palette fu "Humpty Dumpty", prodotto dalla Gottlieb nel 1947. L'invenzione delle palette elettromeccaniche (dovuta al Game Designer Harry Mabs) rivoluzionò radicalmente il flipper, trasformandolo da gioco di fortuna in gioco di abilità, grazie alla possibilità di giocare la biglia a piacimento, controllando entro certi limiti lo svolgimento della partita, e di conseguenza aumentando il piacere di gioco. L'apparecchio in Italia venne battezzato flipper per via della scritta riportata sopra le palette (i flippers, appunto); la stessa cosa successe in Francia ed in Germania.

Il flipper restò per decenni una complessa macchina elettromeccanica, piena di relè, contatti, rotori, elettromagneti, molle e lampadine; solo verso la metà degli anni settanta le prime sperimentazioni videro gradualmente il passaggio a modelli interamente controllati da una scheda elettronica dedicata; tuttavia buona parte dei componenti del piano di gioco del flipper sono rimasti elettromeccanici, anche se negli apparecchi attuali sono controllati da una moderna CPU.

Un capitolo a parte sarebbe quello relativo agli artisti dei flipper, ideatori del piano di gioco ed illustratori veri e propri: si tratta di professionisti che con il loro talento resero sempre più attraenti queste macchine; i loro nomi non sono molto conosciuti, fino agli anni '80 spesso tenuti segreti per politica aziendale (in rari casi riuscivano ad inserire le proprie firme in particolari nascosti della grafica del gioco), ma il loro contributo alla popolarità ed al successo dei flipper è indiscutibile. Per quanto riguarda i prodotti italiani, ricordiamo almeno Michele "Mike" Martinelli, Lorenzo Rimondini, Toni Ramunni, Luigi "Cortez" Corteggi, Adriano Nardi. Per completezza, per quanto riguarda i prodotti americani, ricordiamo Leroy Parker, Art Stenholm, Ed Krynski, Gordon Morison, Christian Marche, Doug Watson, Paul Farris, Dave Christiansen, John Trudeau, Adolf Seitz Jr., David Moore.

IL FASCINO

I motivi del successo passato del flipper (che ha ancora moltissimi appassionati in tutto il mondo) non sono facilmente spiegabili. La componente strettamente ludica è certamente essenziale, e vale da sola a spiegare il suo universale gradimento. Ma non è possibile comprendere del tutto il fascino del flipper, se non si attribuisce la giusta importanza alla bellezza dei suoi disegni, alla suggestione delle luci multicolori, e soprattutto ai suoni emessi dai flipper, con particolare riferimento a quelli integralmente elettromeccanici prodotti dagli anni cinquanta fino ai primi anni ottanta; chi oggi ha meno di trent'anni difficilmente può ricordare le campanelle metalliche, i martelletti, il motorino di avvio, i colpi dei respingenti, il lancio della biglia, il reset dei punteggi; praticamente da quando si introduceva la moneta fino a quando la partita non era conclusa si restava come rapiti da tutti questi suoni, tanto piacevoli quanto ipnotici nella loro meccanica ripetitività, combinati in sequenze a volte ricorrenti, altre volte del tutto casuali. Questi suoni hanno caratterizzato il sottofondo dell'attività ludica preferita dalle generazioni nate negli anni cinquanta e sessanta, quando i videogame non esistevano ancora.

Non sono inoltre da trascurare gli aspetti tecnici della logica di controllo, della meccanica nonché il lavoro di artigianato che stanno dietro ad ogni esemplare che, se scoperti nel dettaglio, non mancano di stupire anche il più inesperto in materia e di aumentare, se possibile, il fascino di tale gioco.

PRODUTTORI:

* Atari (USA)
* Bally (USA)
* Capcom (USA)
* Chicago Coin (USA)
* Data East (USA)
* Exhibit (USA)
* Genco (USA)
* Game Plan (USA)
* Gottlieb (USA)
* Keeney (USA)
* SEGA (Giappone e USA)
* Stern (USA)
* United (USA)
* Williams (USA)

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